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28.10.2010

Sintesi della lezione sulla storia della Piazza dell'Unità

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Spazio urbano ed Architettura
1872 – 1905

Nel raccontare la storia di questa piazza non si può prescindere dagli aspetti evolutivi dello spazio dal punto di vista urbano utilizzando, quindi, una scala diversa rispetto a quella relativa al singolo edificio: c’è infatti una stretta relazione tra lo spazio rettangolare della piazza e le architetture che vi si innestano. A questo proposito va ricordato che a Trieste le piazze hanno in genere una costituzione anomala: si formano perché in uno spazio si “sommano” edifici diversi, non per un disegno preciso. Questo, come vedremo, è anche il caso di Piazza Unità d’Italia.
                                                                                                                                                             Uno spazio, un edificio, si può “raccontare” in tanti modi diversi: secondo un percorso storico-artistico, storico, ma anche attraverso un linguaggio diverso, quello dei documenti.                                                                                                          Come è stata costruita la città? Chi ha progettato questa o quella costruzione, chi l’ha voluta? Nel nostro caso le risposte vengono da documenti conservati con dovizia e lungimiranza che ci narrano come la piazza e gli edifici che vi si affacciano abbiano seguito percorsi diversi, anche se un elemento si ripete: il notevole peso economico - finanziario della committenza privata.                                                           Esaminando una delle tante mappe conservate negli archivi cittadini, ci si può fare un’idea molto chiara della città antica:                                                                                                                        -  la città murata con canali di penetrazione per portare le derrate entro le mura;                                   - uno spazio di mare che si insinuava all’interno creando un’ansa nella linea di costa;                        - la zona delle saline.                                                                                                                            La piazza non esisteva perché altre erano le esigenze emporiali e residenziali.
A partire dalla metà del 1700 fino al 1820 si può osservare che:                                                              - vengono interrate le saline;                                                                                                                  - piazza della Borsa diventa il nuovo cuore cittadino per motivi economico-commerciali;                                                                                                                     -  appare ancora l’insenatura verso la città che forma il Mandracchio (in pratica nello spazio tra l’attuale Prefettura ed il Palazzo del Lloyd; oggi proprio in sua memoria pavimentato con le luci azzurre) da cui si diparte il Canal Piccolo per portare le derrate alla città;                                                                                                                - la vista del mare è bloccata dalla Locanda Grande che chiude completamente lo spazio (locanda famosa perché nel 1768 ospitò l’archeologo tedesco Winckelmann poi assassinato nella stessa);                                                                                           - a fianco della Locanda nel 1780 si colloca l’attuale Palazzo Pitteri (dimora del letterato Riccardo Pitteri), allora Palazzo Plenario dal nome  del ricco commerciante che lo commissionò;                                                                                                                     - al lato opposto, dove venne poi costruito il Palazzo Modello, è ospitata una Cappella Civica, detta di San Pietro, risalente alla fine del 1300, cui nel 1602 è stata affiancata e poi unita una chiesetta in onore di San Rocco.                                                                                                                           Alla piazza ancora nessun accenno.
Bisogna arrivare al 1822 perché si cominci a pensare di ridefinire questo spazio.                             Per la prima volta si avverte la necessità da un lato che la città si presenti come un luogo celebrativo e dall’altro di evidenziare il ruolo delle istituzioni: il Palazzo Municipale, ad esempio, era ancora un aggregato di case adibite in parte ad uffici, in parte ad abitazioni private.                                                                                                         Nel 1829 alcuni documenti parlano di Piazza Grande, anche se in realtà lo spazio era quasi la metà di quello che è ora. Nella zona dove oggi si trova Capo di Piazza vi era la Porta Nuova o Porta di Vienna abbattuta nel 1780; al suo posto si creò un sistema a porticato (1838).                                                                                                                           A partire dal 1856 viene interrato il Mandracchio.
Si evidenzia, quindi, un faticosissimo e lento processo di cambiamento (tante proposte, però scartate) che viene ad enuclearsi appena nel 1870 quando appare sulla scena, come si evince dai verbali dei Consigli municipali, una committenza potente ed illuminata: le Assicurazioni Generali, elemento catalizzatore per lo sviluppo di tutta la piazza.                                                                                                           Come per tutti gli altri istituti assicurativi, si desidera uno spazio vasto e di prestigio per la  sede ubicata dal 1846 in Palazzo Stratti ( arch. Antonio Buttazzoni – 1839). Infatti nel 1872 si provvede ad una radicale ristrutturazione della facciata su progetto dell’ingegner Eugenio Geiringer e dell’architetto Giovanni Righetti che gli conferirono l’aspetto attuale. Al pianterreno dell’edificio è tuttora ospitato lo storico Caffè degli Specchi, ai piani superiori gli uffici dell’Agenzia centrale delle Assicurazioni. Gli stessi progettisti, sempre su committenza delle Assicurazioni Generali, nel 1873 costruiranno un elegante edificio, l’hotel Garni, poi Vanoli, oggi Duchi d’Aosta.
 Non sono, quindi, motivi di ordine artistico né istituzionale che portano alla ristrutturazione della piazza, ma l’intervento economico delle Generali, tant’è che non si pensa a creare una decorosa sede municipale, ma quella delle Assicurazioni. Viene senza alcun problema eliminata la chiesa di San Pietro, si mantiene, ma ancora per poco, la Locanda Grande perché, come si legge nei verbali, porta introiti non trascurabili all’amministrazione municipale (molti anni più tardi si procederà con la medesima tranquillità alla ristrutturazione della zona dell’attuale Teatro Romano).
Nel 1873 si incomincia a pensare quale immagine dare al Palazzo Municipale, soprattutto per avere tutti gli uffici nella stessa sede. Per ragioni economiche non viene fatto un progetto ex-novo, ma si pensa ad una “somma” di più parti diverse preesistenti. Indetto un concorso, la progettazione viene affidata all’architetto triestino Giuseppe Bruni che nel 1870 aveva edificato su incarico del Comune il Palazzo Modello, così chiamato perché doveva servire appunto da modello architettonico per gli edifici attestati sulla piazza. Il progetto di Bruni (identificato dal motto Tergeste) viene considerato il più funzionale ed economico perché rispetta il più possibile il mantenimento del preesistente conservandone le caratteristiche architettoniche. Solo“circumnavigando” l’attuale Municipio si può notare bene la sua struttura anomala, con una parte stretta stretta verso quella che era Porta Cavana (dove oggi inizia la via San Sebastiano) ed una molto più ampia verso Largo Granatieri.                                                                                                           Finalmente il 28 settembre 1875 si inaugura il nuovo Municipio con la prima riunione consiliare ospitata nella mirabile Sala del Consiglio posta al I piano.
La struttura della piazza si va lentamente modificando.
 Intanto la parte interrata del Mandracchio era diventata un giardino. Nel 1878 il Consiglio di Amministrazione del Lloyd Austriaco di Navigazione avvia l’iter per l’acquisto di parte del fondo per costruirvi la sede della società. Il palazzo, poi sede del Lloyd Triestino ed oggi Palazzo della Regione, viene costruito tra il 1880 ed il 1883 con qualche sospensione dovuta a problemi esecutivi della parte fondazionale. Il progetto è affidato all’architetto viennese Heinrich von Ferstel, preferito ad altri progettisti locali. L’edificio, che rivolge al mare un lato, non il fronte, risulta un po’eterogeneo nella sua strutturazione in quanto prevede anche una destinazione ad uso privato, quindi con più fori e più ingressi. L’ingresso principale si attesta sulla piazza e presenta un ricco apparato decorativo e scultoreo opera anche in questo caso di scultori austriaci: si volevano stili ed architettura non prettamente locali.
Di fronte al Palazzo del Lloyd si trovava un modesto edificio settecentesco sede della Imperial Regia Luogotenenza. Agli inizi del ‘900, con il rafforzamento del potere imperiale ed il rafforzamento a livello locale della propria strategia amministrativa, appare necessario ridefinire questa sede: non sussistendo problemi economici viene demolito l’edificio preesistente ed affidata la costruzione del nuovo palazzo, oggi sede del Palazzo del Governo, all’architetto viennese Immanuel Artmann. I lavori si svolgono tra il 1904 ed il 1905 , senza problemi in quanto vien tenuta presente l’esperienza del Palazzo del Lloyd, e si concludono con i risultati visibili tutt’oggi: uno stupendo palazzo, con loggia fiorentina che guarda la piazza, mosaici, e sistemi di oscuramento delle finestre ad avvolgibile, elementi architettonici e decorativi di matrice moderna allora rarissimi.
Si conclude così la strutturazione della piazza: da Piazza San Pietro, fino al 1918 Piazza Grande tranne che per un breve periodo Piazza Francesco Giuseppe, poi Piazza Unità in onore dell’avvenuta annessione di Trieste all’Italia. Infine, dal 25 aprile 1955  denominata Piazza dell’Unità d’Italia dall’allora sindaco Gianni Bartoli. 

Sintesi della lezione tenuta il 5 ottobre 2010 dall’architetto Federica Rovello curata da Mariella Marchi – FAI Scuola.     

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