BLOG DELEGAZIONE FAI DI TRIESTE

27.11.2010

MUSEO DEL RISORGIMENTO

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PREMESSA
 
L’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia che ci ha suggerito la visita al Museo del Risorgimento, ci porta a riflettere su questo lungo periodo e sugli  avvenimenti spesso tragici accaduti, sulle mete faticosamente raggiunte.
 Rimangono tuttora situazioni problematiche.
Il problema delle minoranze è una di queste.
Sarebbe necessario accettare, nell’ottica di appartenenza ad un organismo più vasto qual è l’Europa,
 l’esistenza di gruppi che in Italia si riconoscono in altre nazioni , come accettare in altri Stati gruppi di individui che si identificano con l’Italia .
Come suggerisce il Professor Sergio Bartole. “ L’occasione della celebrazione dell’Unità non deve coincidere in una sacrale accettazione del confine ma nel suo superamento”.
 
INTRODUZIONE
Il termine MUSEO si può intendere come:
“Istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente, le acquista, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di educazione e di diletto.”
(Art.2 Statuto dell’Internatinal Council of  Museums)
 
Ci troviamo nel MUSEO del RISORGIMENTO, cioè in un Museo dedicato al fenomeno storico della rinascita o resurrezione “nazionale”.
La parola Risorgimento cominciò a diffondersi nel ‘700 , all’apparire del concetto di “nazione”, Alfieri - per esempio - lo utilizzò nel senso di “rinascimento nazionale” e  liberazione dallo straniero del suolo d’Italia.
Nel 1847 Cavour e Cesare Balbo fondarono “Il Risorgimento” giornale che equipara l’indipendenza dell’Italia con l’unione politica ed economica degli Stati della penisola.
 
Il primo MUSEO del RISORGIMENTO nacque a Milano nel 1885  con lo scopo di esaltare i trascorsi storici risorgimentali.
I MUSEI del RISORGIMENTO assolvono alla funzione di
1) collocare la storia locale in un più vasto e organico movimento nazionale
 2) mantenere vivo nelle giovani generazioni il retaggio spirituale dei patrioti.
 I musei patriottici divengono luoghi di culto laico, operano alla formazione degli Italiani - invocata da Massimo d’Azelio - assieme a istruzione, servizio militare obbligatorio, musica persino toponomastica ( vedi i nomi delle medaglie d’oro della I Guerra Mondiale, attribuiti alle strade di Trieste) divengono strumenti di formazione della coscienza nazionale.
 
Per quanto riguarda il nostro Museo, esso si sviluppò attorno al nucleo costituito dal lascito di Filippo Zamboni, studioso e patriota triestino, che aveva preso parte alla I Guerra d’Indipendenza e fondato il Battaglione Universitario Romano. Documenti e oggetti - nel 1910 - erano stati raccolti a Villa Basevi, nel Museo di Storia Patria, una sezione del quale era riservata al Risorgimento Italiano.
Continuarono ad affluire da donazioni private reperti che aumentarono la dimensione della raccolta risorgimentale. Dopo la Grande Guerra - nel 1925 - l’esposizione col nome di “Museo di Storia Patria e del Risorgimento” fu consegnata alla cittadinanza nel medesimo spazio di Villa Basevi. Durante il periodo fascista fu appositamente eretto attorno al Sacrario di Oberdan l’edificio “ Casa del Combattente”  in cui il Museo ricevette una sede più idonea. Il complesso fu inaugurato nel 1934.
Esposizione nel’atrio e scale:
 
Tra busti, epigrafi interessante un bassorilievo di A. Margutti in granito sardo che rappresenta Garibaldi che immagina, seduto su di uno scoglio, la liberazione di Trieste. Nel II pianerottolo un grande quadro di Wostry “Trieste XXX ottobre 1918” con il campanile di S.Giusto e lo slegamento della campana – quasi una rievocazione ideale della tanto famosa canzone di guerra “Le campane di S. Giusto”.
 
 Esposizione nella I sala: partecipazione giuliana ai primi movimenti italiani
 
Allo scoppio della I guerra d’Indipendenza Trieste appartiene all’Imperial Regia Provincia del Litorale istituita nel 1812.
La città conta 56.000 abitanti di varie etnie (nazioni).
La promessa della Costituzione e della libertà di stampa da parte dell’Imperatore Ferdinando viene accolta a Trieste con favore -17 marzo 1848 - . Nasce la Guardia Nazionale Cittadina si sviluppa il dibattito politico.
Anche a Trieste si verifica il fenomeno del fuoriuscitismo da parte di giovani idealisti romantici di fede repubblicana e mazziniana. Figurano tra essi Giacomo Venezian, ebreo triestino che cadde nella difesa di Roma, e Filippo Zambon che fu tra i fondatori del Battaglione Universitario Romano.
 
Esposizione nella II sala: Garibaldi e i garibaldini giuliani, Mazzini a Trieste
 
Partecipi dell’epopea garibaldina, molti volontari giuliani scelgono o sono costretti a scegliere dopo il 1848, l’esilio in Italia e mantengono i rapporti tra i patrioti triestini e quelli italiani. Sono visibili la divisa di bersagliere garibaldino, di capitano garibaldino, piombo apposto al feretro di Garibaldi, serie di fotografie di garibaldini ed altro.
 
Esposizione nella III sala: Garibaldini
 
Continua il percorso di memorie garibaldine che non si esauriscono con la morte dell’eroe, hanno posto ricordi di personaggi più recenti e di campagne non nazionali come quelle in Grecia, in Albania ed in Francia.Sono visibili ritratti ed altri cimeli
 
Esposizione nella IV sala: Volontari della guerraa 1915-18
 
In questa sala dominano gli affreschi di Sbisà nelle lunette compaiono le città redente, Spalato è impersonata da una donna velata , perché irredenta. L’Italia è raffigurata nel saluto romano mentre regge il fascio littorio,. quattro militari rappreseno le rispettive armi. In questa sala sono stati raccolti oggetti capaci di farci rivivere pensieri, ideali, affetti di uomini che parteciparono alla Grande Guerra.
 
Esposizione nella V sala: “ delle Medaglie d’oro”
 
Sono undici tra i volontari della Venezia Giulia quelli insigniti di medaglia d’oro. (ripercussione toponomastica)
 
Esposizione nella VI sala: Trieste e la redenzione
 
In questa sala sono documentati i momenti conclusivi della Grande Guerra e della Redenzione di Trieste; messaggi di D’Annunzio,l’arrivo al molo Audace degli Italiani, il bollettino della Vittoria.  Al centro tre fucili che simboleggiano la deposizione delle armi. Grande quadro di Flumiani.
 
 
Pianerottolo: esposizione della figura di Oberdan
 
OBERDAN E L’ IRREDENTISMO
 
Nel 1861 - anno della proclamazione dell’Unità d’Italia - Trieste, il Veneto, il Friuli , il Tirolo Italiano rimasero esclusi dal Regno d’Italia
. In conseguenza di ciò dopo alcun tempo prese vita il movimento dell’ Irredentismo il cui fine ultimo era l’unione al Regno d’Italia delle regioni dell’Impero abitate da comunità italiane: le terre irredente :
Tirolo Meridionale
Litorale – di cui era parte la Venezia Giulia.
Il primo ad usare il termine Irredentismo fu Renato Imbriani nel 1877 per riferirsi alle terre che non erano state redente (in senso religioso, salvate) .
Il nome di Venezia Giulia era  stato attribuito nel 1863 dal grande glottologo Isaia Ascoli alle terre di matrice latina e veneta che sorgono al di qua dell’arco alpino.
Nel 1882 Italia , Germania ed Austria Ungheria sottoscrissero la Triplice Alleanza.
 La possibilità di realizzare l’obiettivo dell’Irredentismo sembrò allontanarsi. Le correnti più estreme del Movimento pensarono di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana con un gesto forte.
L’azione di  Guglielmo Oberdan avvenne in questo contesto.
 Accusato di preparare un attentato alla vita dell’Imperatore Francesco Giuseppe, fu processato e condannato alla pena capitale infine giustiziato il 20 dicembre 1882.
Col suo sacrificio Oberdan divenne il simbolo del patriottismo irredentista.
 
Solo con la I Guerra Mondiale si realizzerà dunque l’unione all’Italia delle terre irredente, numerosi volontari triestini contribuirono arruolandosi nelle file dell’esercito italiano.
 Da  alcuni la Grande Guerra è considerata la IV Guerra d’Indipendenza.
 
Sacrario Oberdan:
 monumento a Guglielmo Oberdan di Attilio Selva
Il gruppo in bronzo - pensato per una collocazione elevata a cielo aperto prospicente al monumento sempre di Attilio Selva sul lontano Colle di S.Giusto - trova inserimento in un nicchione della Casa del Combattente. La figura muscolosa come pronta a scattare, è sormontata da due geni alati: Patria e Libertà. L’arco formato dalle ali si contestualizza armonicamente colla serie di volte evocanti l’architettura romana. L’ampio e solenne porticato ospita l’anticella e la cella conservate intatte dalla demolizione della Caserma Grande. Il luogo dell’impiccagione è segnato da una colonna fuori dal cancello………………..
 
Sintesi curata da Zena Rossella Tosini delle lezioni tenute dai professori:  Federica Rovello, Sergio Bartole, Fabio Todero, Annamaria Vinci per le “Mattinate per le scuole FAI 2010”
 
Fonti bibliografiche:
 RUARO LOSERI Laura -  FAVETTA Bianca Maria Il civico museo del Risorgimento e il sacrario di piazza Oberdan a Trieste  Rotary Club Trieste – Comune di Trieste – Civici musei di Storia ed Arte  Trieste 2008   

3 COMMENTI A "MUSEO DEL RISORGIMENTO"

uniroma.tv - 17.05.2011

Salve, siamo la redazione di Uniroma TV, forse può interessarvi il servizio che abbiamo realizzato sulla presentazione del volume "Civiltà d'Italia, i giornali del Risorgimento", presso la biblioteca del Senato. http://www.uniroma.tv/?id=18728 A presto!

uniroma.tv - 17.05.2011

Salve, siamo la redazione di Uniroma TV, forse può interessarvi il servizio che abbiamo realizzato sulla presentazione del volume "Civiltà d'Italia, i giornali del Risorgimento", presso la biblioteca del Senato. http://www.uniroma.tv/?id=18728 A presto!

roberto sciarrone - 14.02.2011

Gentile redazione de il \"Museo del Risorgimentoi\", le scrivo a nome del dottorato in \"Storia dell\'Europa\" del Dipartimento di Studi Politici, facoltà di Scienze Politiche de la \"Sapienza Università di Roma\". Siamo lieti di potervi informare, visto i comuni interessi di ricerca, che è on line un nuovo blog da noi curato: http://dongerardo1799.blogspot.com Finalità e Mission del Blog: Chi siamo? Un gruppo di amici appassionati di storia del Risorgimento che è stufo di leggere sciocchezze contrabbandate come verità. Ci piacerebbe trovare gente che la pensa come noi e che abbia storie “nuove” da raccontare Nell'anno del 150° anniversario dell'unificazione italiana don Gerardo vuole far emergere i tanti piccoli personaggi oscuri che hanno popolato le vicende risorgimentali dando il loro contributo per la realizzazione di una grande impresa. Discutere sul nostro passato e sulla nostra identità senza retorica e senza schemi preconcetti può essere utile oggi per la coesione sociale e civile di un paese che attraversa una crisi profonda. Il nostro blog è aperto agli utenti della rete che vogliono ricordare le vicende di qualche loro antenato. Vorremmo così dare voce a personaggi dimenticati o poco noti nella Grande Storia che sono rimasti nei ricordi familiari, negli archivi privati, nelle memorie e nelle tradizioni locali, eroi di diverse estrazioni sociali e appartenenza politica che hanno contribuito a scrivere la storia del Risorgimento nel cammino verso l'unificazione nazionale. L\'obiettivo del Blog è quello di poter raccogliere il maggior numero di \"storie minori\" sul Risorgimento italiano, pertanto vi chiediamo di pubblicare sul vostro blog o sul vostro sito un estratto delle finalità e degli obiettivi di Don Gerardo, al fine di rendere partecipi al progetto anche i vostri lettori. In attesa di un vostro cordiale riscontro, rimaniamo disponibili per qualsiasi informazione sul progetto ed a relative interviste ai professori del Dipartimento. DISTINTI SALUTI, dott. Roberto Sciarrone Dip. Studi Politici

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