BLOG DELEGAZIONE FAI DI TRIESTE

09.11.2010

Il sistema di Piazza Oberdan

Mondogiovani feed


Luogo della Memoria e Quartiere residenziale: 1926 – 1948


 


La Piazza si compone di una serie di tasselli costruiti via via a partire all’incirca dal 1920 secondo un disegno architettonico che è quello caratteristico della cosiddetta “Esedra Oberdan”. Presenta un connotato multiforme: da una parte luogo della memoria, dove si concentrerà una grande significatività di elementi storico – simbolici, dall’altra quartiere urbano che si viene a formare.


A partire dagli Anni Venti, infatti, si comincia ad elaborare una rivoluzione urbana che deve rendere più aperta e moderna la città. Nel 1934 con il I Piano Regolatore si ridisegnano molte zone cittadine: - si rivede completamente l’accesso ( costruita la strada Costiera facente parte della S.S. 14 a partire dal 1928, si continua con la zona degli attuali”Topolini”); - in stretta connessione, proseguendo oltre la Stazione Centrale si forma il quartiere Oberdan; - si ridisegnano le rive; - viene ridisegnata la zona del Teatro Romano con la demolizione di parte di Cittavecchia ( si costruiranno di conseguenza quartieri popolari periferici); - si ripensa ad un’asse di collegamento da Piazza Impero fino all’uscita dalla città, partendo dal Mercato Coperto lungo l’attuale via Carducci, allora viale Regina Margherita; - si ridisegna il percorso verso San Giusto (via Capitolina, Parco della Rimembranza); - si formano nuovi quartieri residenziali: Viale Sonnino, ora D’Annunzio, e Piazza Carlo Alberto. Non c’è quindi un disegno complessivo, ma si pensa a ristrutturare la città per parti, sia dal punto di vista residenziale che funzionale.


Rimane un vuoto urbano nell’esedra Oberdan sul cui retro viene edificato il Tribunale, operativo dal 1929, ma completato definitivamente nel 1936, su progetto dell’architetto Enrico Nordio. A partire dal 1920 si era iniziata la demolizione delle caserme austriache che lungo la via Carducci arrivavano proprio all’attuale piazza. Proprio qui venne incarcerato e giustiziato nel 1882 Guglielmo Oberdan, patriota triestino che aveva attentato alla vita dell’imperatore Francesco Giuseppe. La sua cella sarà l’elemento catalizzatore del ridisegno e della trasformazione: da essa infatti partirà il nuovo impianto urbano.


La costruzione delle architetture che si affacciano sull'esedra e i tre assi viari principali che si dipartono verso il Palazzo di Giustizia retrostante si avvicenda in un intervallo cronologico di circa vent'anni, dal 1926 al 1948 andando a definire un sistema urbano articolato ed eterogeneo anche per le differenti destinazioni d'uso ospitate.


Nel 1926 si intraprende la costruzione del Palazzo INA a firma di Ugo Giovanozzi (1926 - 1930), quindi la Casa del Combattente di Umberto Nordio (1929 - 1934) e il Palazzo della TELVE progettato dall'Ufficio tecnico della stessa società (1929 - 1931). Quindi verranno realizzati la Casa del Lavoro (ex ONB - 1934-1948) a firma congiunta di Umberto Nordio e Raffaello Battigelli e il Palazzo della Ras (1934 - 1936) ancora di Umberto Nordio. A completare il quartiere vengono di seguito realizzati numerosi edifici a destinazione residenziale,ognuno con una sua caratterizzazione particolare, a firma di valenti progettisti anche giovani. Si attua, quindi, una sperimentazione progettuale su tutto lo spazio, a partire dal quale vengono a crearsi le vie Coroneo, Beccaria, Cicerone, largo Piave, Foro Ulpiano. Tutto il quartiere parla un linguaggio architettonico moderno, dal rivestimento liscio in lastre di pietra, ai mattoni lavorati quasi fossero un tessuto, ai serramenti, molto più ampi delle antiche finestre, ai balconi e logge, caratteristici proprio della zona, ai portici che collegano gli edifici e formano un disegno che abbraccia l’esedra e la rende più accogliente.


Il vero edificio rivoluzionario rimane però sempre quello disegnato da Umberto Nordio per il Museo del Risorgimento,non fosse altro che per il sistema del tetto terrazzato praticabile (da cui si gode una vista superlativa!), che esprime il linguaggio moderno caratterizzante del periodo (vedi la Capitaneria di Porto, il “grattacielo” di Largo Riborgo, il Mercato Coperto, parecchie case di via Udine e via Fabio Severo, ecc.). A differenza di molti musei triestini ospitati in edifici preesistenti (es. Museo Revoltella), questo viene progettato attorno ad un frammento storico, la cella di Guglielmo Oberdan, con la funzione di museo memoria di un eroico passato risorgimentale ed irredentistico. Nordio si trova a disegnare un'architettura complessa sia per la collocazione sia per l'articolazione degli spazi interni proprio nell'ottica del rispetto e della valorizzazione della preziosa preesistenza. L'edificio che si sviluppa su sei piani riprende alcuni elementi tipici del linguaggio moderno: la torre campanaria che emerge rispetto ai volumi architettonici adiacenti e rende visibile l'edificio dalla piazza nonostante il fronte principale sia collocato lungo una strada laterale, la via XXIV Maggio; il rivestimento articolato con lastre di pietra bianca e mattoni faccia a vista; la serie di terrazze piane in sommità. Ospita ancora oggi, così come in origine, il Sacrario Oberdan e il Museo del Risorgimento. Gli interni sono decorati con affreschi di Carlo Sbisà e vi è un monumento di Attilio Selva che guarda idealmente al Monumento ai Caduti, sempre a firma di Selva, collocato sul colle di San Giusto, entrambi luoghi di memoria e riflessione su momenti storici particolarmente importanti per la città.


Con questo disegno Nordio definisce ed imposta tutto il resto della connotazione della Piazza, anche se la sistemazione planimetrica di piazza e del quartiere viene definita nel 1934, a Museo terminato, e si conclude nel 1936 a firma dell'architetto Mario De Renzi che lavorerà, comunque, con Nordio il quale aveva avallato il progetto del collega milanese. Esaminando importanti pubblicazioni dell’epoca, in particolare riviste di urbanistica, si evince che molti critici ritenevano che la Piazza andasse assumendo un carattere di frammentarietà e rilevavano la conseguente necessità di una sistemazione più organica di un quartiere che originariamente doveva avere un aspetto omogeneo e che in realtà si stava formando in modo diverso: secondo un linguaggio classicista da una parte (Palazzi INA e Telve), secondo un linguaggio moderno arditamente imposto da Nordio dall’altra. Secondo Giorgio Rigotti, noto critico architettonico di quegli anni, si temeva che: “..................la sistemazione del quartiere tracciata con una certa grandiosità minaccia di naufragare per l’impostazione frammentaria del problema architettonico degli elementi che vanno sorgendo .......”, chiara critica alla presenza in alcuni edifici di elementi classicisti. Si abbandona, quindi, l’idea dell’unità architettonica in senso assoluto, creando solo un legame di masse e linee generali tra le facciate dell’Esedra e le fronti dei palazzi sull’attuale via Carducci.


Sintesi della lezione tenuta il 14 ottobre 2010 dall’architetto Federica Rovello curata da Mariella Marchi – FAI Scuola



 



1 COMMENTI A "Il sistema di Piazza Oberdan"

Gianni Porcellini - 04.04.2012

Salve Amici del FAI di Trieste, condivido in pieno il lavoro di salvaguardia e conservazione dei beni artistici italiani, che la vostra Associazione sta portando avanti. Complimenti. Noi stiamo costruendo una "videopedia" sulle Opere architettoniche realizzate dallo Stato Italiano durante il Governo Fascista, quindi ciò che fu realizzato tra il 1922 e il 1945. Ci sarebbero molto utili alcune fotografie delle Opere che si trovano nella vostra bella città. Sarebbero pubblicate nella pagina di Trieste del nostro sito: www.artefascista.it Chiaramente il vostro nome comparirebbe nelle didascalie delle vostre foto. Anche se "leggermente di tendenza" il nostro sito ha scopi culturali e il fine è quello di far conoscere per poter salvare e preservare dei Beni Italiani. Ringrazio in anticipo e invio cordiali saluti. Buona Pasqua ! Gianni Porcellini

SCRIVI UN TUO COMMENTO





TOP
multiblig
Scopri i vantaggi dell\'iscrizione al FAI

Blog Delegazioni